Posso concedermi questo momento di verità e vanità.
Posso concedermelo perchè mai più che in questo periodo mi sono stancata di fingere.
Ho smesso di dire si sempre e ad ogni costo, ho finito di acconsentire che gli altri facessero di me e della mia vita strumento e mezzo della loro vita, mi sono perdonata qualche imperfezione.
Continuo ad essere tutto e il suo contrario, continuo ad assaporare attimi liquidi,
a restare sospesa nell’attesa di tutto.
Il mio momento di vanità e verità arriva da lontano, avanza impavido e avido, mi trascina lento nella sua rete,
mi fa credere di dominare, ma mi fa strisciare ai piedi del suo altare,
e, senza che io possa ne voglia oppormi, mi conduce alla perdita del senso e del sesso di me.
Non sono più io, non sono più mia, trovo significato perchè lo posseggo,
ma sono io stessa posseduta e mi lascio possedere dal potere, dalla carne, da un gioco che mescola piacere e dolore, dominio e sottomissione.
Il nostro colore è nero, il nostro colore è rosso, viviamo in una dimensione spazio/tempo che non ammette regole, catene, che non prevede appigli al reale, eppure ciascun attimo e ciascuna parola scambiata sono pesanti zavorre che ci riportano al qui ed ora,
a noi.
Leccherò le lacrime che io stessa ti farò versare, quando toccherò il fondo della tua anima e mi impossesserò di ogni momento di te.
Tua April

30 novembre 2011 a 17:31
Vibrante,
la percazione della completezza mi segna.
Senza bisogno di aggiungere nulla,
il pensiero dello spirito è la realtà immanente.